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Mauro Corvaglia: Dal frammento all’unicità - Stefania Romani

Dove non arriva il gesto può il pensiero e dove la mente si perde la materia dà corpo all’ispirazione. E’ questa doppia natura, connubio tra leggerezza e profondità, tra la trasparenza del sogno e la consistenza della realtà, che ci porta a camminare sull’impercettibile confine che l’artista traccia per noi, spingendoci a far scivolare lo sguardo dove la pennellata si fa più fluida e a soffermarci tra le pieghe corpose della materia. Non guardare semplicemente l’opera, ma provare a immergersi in essa, questo quello che Mauro Corvaglia sembra voler condividere con i suoi spettatori, sperimentando ogni forma e tecnica che possano trasformarsi a tal fine in sensazioni ed emozioni soggettive. L’idea creativa iniziale si trasfigura, muta il proprio aspetto nella luce e nell’occhio di chi la guarda e una rete sottile di ricordi o aspirazioni diviene esperienza comune, dialogo tra ciò che è diverso o semplicemente lontano.
La ruvidezza della sabbia, la compattezza degli accumuli materici, la morbida malleabilità della pelle, graffiate cortecce e immagini sbiadite, ogni traccia è un mondo, ogni incisione una ferita, ogni goccia di luce metallica un sorriso nel buio.
Il colore si condensa e nella sua staticità imprigiona il movimento, lo blocca in quell’attimo irripetibile e unico: unico appunto, come ogni attimo della nostra esistenza, così troppo frenetica e ripetitiva per accorgersi dei frammenti che la compongono. Ma nelle opere di Corvaglia sembrano rintracciarsi i pezzi mancanti del puzzle, le tessere policromatiche di un mosaico, pur diverse tra loro, finalmente si accostano, si rincorrono, si trovano e in ogni quadro ha inizio una nuova ricerca per ricreare sulla tela come nella vita l’armonia del tutto a cui ognuno di noi aspira.

 
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Mauro Corvaglia: l’impeto di un sogno - Maria Teresa Palitta

“…Non possiamo fissare la tradizione al chiodo della memoria che tende a sollecitare gli stessi stili. Il dinamismo intellettuale parte dalle origini e culmina nelle idee estemporanee, vere e proprie fucine indicative. Da qui partono i lavori di Mauro Corvaglia. Egli istruisce un piano d’azione che ha alla base il senso dell’estetica e conduce a compimento ciò che è lecito proporre per un più completo sviluppo ideologico. L’idea intanto si fa vita e annovera inventiva e tracce di memoria per nulla perdere e per tutto estendere traendo dalle grinze antiche ciò che è compatibile con il segno dell’arte, in modo che arte significhi condensare l’intuito rendendolo plasmabile e affine con mille altre cadenze. Mauro Corvaglia risponde a un richiamo interiore, il quale gli consente di navigare nella propria fase, seppure divisibile; un principio encomiabile per non trarre dai solchi già fecondati. Ci pare di leggere nelle sue opere l’onesto desiderio di produrre in proprio, per alleggerire il peso, già feroce, del copiarsi vicendevolmente. Correnti prestabilite, spesso appiattiscono l’idea individuale.
Ed ecco il vigore riconquistato, artefice di un moto che avvalora il principio dell’arte , sempre cercando altezze o regole che incarnino le bellezze create. La Genesi offre il meglio delle accademie. In essa vi è implicito ogni principio e da essa partono i residui d’amore affioranti dalle tempeste sempre in atto. Se l’arte di Corvaglia sprona l’interesse, ciò è dovuto a tale mistero. E noi, inebriati dall’idea di una minima utilità (da parte nostra) continuiamo a recuperare i valori servendoci della luce perché penetri , dallo spacco della caverna , e illumini l’interno. Al contrario, stavolta, la luce dell’interno illumina l’esterno, fuoriesce come favo stillante, e ci stupisce, ancora una volta, poiché, mai ci abitueremo alla norma, assetati come siamo di elementi sempre nuovi, per meditare sull’altro emisfero, vi siano in esso parvenze, immagini sbiadite o frammenti di tessuto, oppure le regole d’urto che sorgono improvvise come preludio scientifico.
Corvaglia compone una lode traendo dal vissuto, in modo da non perdere nulla, del dono d’amore ineguagliabile: il respiro delle cose, ed egli in esse con tutto il suo messaggio di luce.

 
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Mauro Corvaglia: il seminatore di Memorie - Prof.ssa Sandra Lucarelli


Parafrasando Van Googh o Milliet, portandoli sulle onde del tempo fino a questi nostri giorni, astraendone i concetti od i contenuti pittorici; fino alla delibazione goccia a goccia dei loro nettari, ecco il Seminatore dei Ricordi. Tale è Mauro Corvaglia. Il nostro attende un germoglio, un innesto, un inciso che dia l’input per generare un altro figlio del tempo e dello spazio.
Seminatore ed archeologo, o meglio archeo-sofista, nelle variabili della materia tematica, risvolto di ritrovamenti o scavi tra spiagge marine, greti di fiumi o dune di sabbia. Da qui il giro di vortice, come turbine di valzer, elevazione ciclonica di fogli scritti per viaggiare in ogni direzione, in ogni dimensione… Astrazioni pure in tutto colore e dal seminatore o nell’attesa del ringraziamento si staglia un sofisma in angoli di sera. Non c’è tramonto nelle memorie, piuttosto crepuscolo, ottimizzazioni crepuscolari, in confluenza di luce. E’ qui che i ritagli del passato inneggiano a leopardiani astri :”Ditemi che fate in cielo, ditemi?! Perché non scendete sulla terra, battuta dai ricordi?” Sui passi delle rose o d’una violetta, dentro le pagine c’è una discesa d’arpa. Ed il Seminatore sparge l’antico suono. Il sofisma si tramuta in “actio”, vertigine del fare archeologico, dello scoprire, del portare alla luce. E’ l’incedere elegante del ricordo e dentro al magma misterico si mesce ancora il canto: Van Googh, Milliet, una lirica di Leopardi o di Gozzano. Canto che arriva rosato come un fenicottero e si appoggia nel blu profondo della notte. Qui ci sono gli illuminati ed il frammento è parte di questa Art Lumiere des Memoires. Diogene ancora una volta ha trovato l’uomo, la chiave antica e nuova per accedere alle stelle.

 
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